Domenica 31 maggio 2026 Francesca Castellani ha stabilito un record che mai più nessuno potrà eguagliare: essere proprietaria del cavallo che ha vinto il Rolex Gran Premio Roma nell’anno del centenario dello Csio in Piazza di Siena. Un evento unico e irripetibile, per una gara che comunque – al di là della ricorrenza del tutto esclusiva – rappresenta uno dei traguardi principali della stagione agonistica di qualunque cavaliere azzurro.
Pallieter van de N.Ranch, stallone grigio belga (Bwp) nato nel 2015, allevato da Dirk Nevejant, condotto nello sport dalle gare per i cavalli giovani fino ai primi impegni internazionali dal cavaliere olandese Loewie Joppen, è il compagno di gara con il quale Piergiorgio Bucci (50 anni, 84 presenze con la giacca della nazionale di salto ostacoli) ha conquistato la vittoria più importante della sua intera carriera: per l’appunto quella del Rolex Gran Premio Roma domenica 31 maggio 2026, succedendo così a Lorenzo De Luca (2018 su Halifax van het Kluizebos), Arnaldo Bologni (1994 su Mayday), Piero d’Inzeo (1976 su Easter Light), per citare gli ultimi tre italiani che prima di lui sono riusciti a coronare la favolosa impresa. E Pallieter è di proprietà di Francesca Castellani.
Signora Castellani, come si sente a distanza di giorni dalla formidabile vittoria di Pallieter e di Piergiorgio Bucci?
«Ho l’impressione di galleggiare… ! È un sogno, un sogno incredibile in senso letterale, perché mai avrei pensato di arrivare con un mio cavallo a questi livelli. Invece il sogno si è realizzato… Confrontarsi con cavalieri e cavalli di quel calibro provenienti da tutto il mondo e vincere fa venire la pelle d’oca».
Come e quando ha acquistato Pallieter?
«Pallino… perché per noi Pallieter è Pallino… lo abbiamo trovato un anno e mezzo fa in una scuderia in Olanda grazie ad Antonio Alfonso e a Marco Porro. Sono stati loro a segnalarmelo come possibile cavallo da acquistare. In quel momento il cavallo veniva montato da Loewie Joppen in gare già di una certa consistenza».
Ne è rimasta impressionata subito? Tipo colpo di fulmine?
«Durante la prova è stato entusiasmante vederlo… sì. Così abbiamo deciso di acquistarlo. In effetti all’inizio non si è dimostrato facilissimo: del resto è uno stallone, va interpretato e capito. Adesso la sua gestione è molto semplice, ma inizialmente non è stato così».
Non l’ha montato subito Piergiorgio Bucci, però…
«No, infatti. Prima Giampiero Garofalo, poi Filippo Bassan, ciascuno per un periodo di circa due mesi. Poi in accordo con Marco Porro abbiamo deciso di contattare Piergiorgio Bucci. Lui è venuto a provare i cavalli in scuderia e abbiamo deciso di proporgli un contratto per montare i miei cavalli. Era il mese di giugno dell’anno scorso, il 2025».
Aveva mai collaborato con Piergiorgio Bucci in precedenza?
«No, mai. Ma mi sono trovata subito benissimo. Lui ha preso in mano i cavalli con grande pazienza: perché lui è così, è un uomo di pazienza. Abbiamo cominciato con concorsi a due stelle, poi tre… Adesso è come se Pallieter fosse maturato improvvisamente nell’ultimo periodo, trovando un equilibrio e un benessere ideali in questi ultimi sei mesi. In realtà non ha fatto molti Gran Premi importanti: i due del Global a Miami e a Città del Messico con il 3° posto e la vittoria, poi il concorso in Versilia dove forse non era al massimo della forma, e quindi Piazza di Siena».
Tutti i suoi cavalli sono adesso affidati a Piergiorgio Bucci?
«Sì, tutti».
E quindi sono scuderizzati al Centro Ippico Brianteo di Manuela Bedini a Birago, base del cavaliere azzurro dopo il suo rientro in Italia: per lei non sarà semplicissimo vederli con frequenza…
«Io abito a Padova dove sono impegnata con le mie attività professionali, che per fortuna posso svolgere anche muovendomi: quindi parto per andare in concorso il mercoledì e sto con i miei cavalli fino alla domenica. E quando sono in concorso faccio prevalentemente vita di scuderia: mi piace stare lì, con i cavalli, non sono una che si fa vedere troppo in giro… ».
Quindi ha stabilito un bel rapporto anche personale con Piergiorgio Bucci?
«Con Piergiorgio ho trovato una serenità incredibile. Chi mi conosce sa che in concorso sono sempre molto nervosa, invece Piergiorgio… non lo so, lui trasmette sempre un senso di grande sicurezza, di grande tranquillità, proprio un senso di pace, e io vivo molto meglio tutte le varie situazioni che di volta in volta si presentano quando siamo in trasferta in gara, riuscendo così ad apprezzare al massimo tutto quello che succede. Poi devo dire anche che ho un groom fantastico che si danna l’anima per i cavalli: lo fa con un cuore immenso. Inoltre lo stesso Piergiorgio ha una sua rete di groom e di cavalieri a casa impareggiabili. Per cui c’è una situazione talmente piacevole nello stare tutti insieme in concorso, condividendo sia le gioie sia i dolori, che a me regala davvero un senso di pace. Io devo tanto a Piergiorgio: ha una passione infinita, è un uomo di umiltà assoluta, e poi è uno sportivo vero».
Come è nata la sua passione per i cavalli e per lo sport equestre?
«Quando avevo 8 anni ho iniziato a montare a cavallo in collegio. In quel momento mi è nata una passione fortissima. Mio padre l’ha capito e mi ha sempre sostenuto mettendomi a disposizione cavalli con i quali ho potuto montare in concorso fino alle gare da young rider: avevo i cavalli vicino a Treviso e mi seguiva Massimo Maggiore».
Ma poi c’è stata una pausa…
«Sì, quando mi sono sposata e a quel punto ho dato la priorità alla famiglia: ho due figli meravigliosi e ho proprio smesso anche solo di entrare in una scuderia».
Il riavvicinamento come è avvenuto?
«Perché uno dei miei figli non voleva fare nessuno sport però amava enormemente gli animali… Allora l’ho portato alla Scuola Padovana di Equitazione e così è ricominciato tutto anche per me. Circa dodici anni fa».
La sua figura di proprietaria per altri cavalieri come nasce?
«Ho avuto la sfortuna di subire gravi conseguenze a causa di un incidente a cavallo, la frattura di quattro vertebre… I miei figli mi hanno pregato di smettere di montare, e comunque le condizioni della mia schiena erano effettivamente piuttosto precarie. In quel momento avevo quattro cavalli molto buoni in scuderia e non volevo abbandonare questa vita. Per cui mi sono affidata a Marco Porro, ho portato i cavalli in scuderia da lui e abbiamo avviato un rapporto di lavoro con Alberto Zorzi, il quale ha montato i miei cavalli per circa due anni. Terminato il contratto con lui, ecco i due mesi ciascuno di Garofalo e Bassan quindi Piergiorgio Bucci».
Quindi questo non è un ruolo che lei prevedeva di poter avere?
«No, infatti, diciamo che le circostanze mi ci hanno portato. Adesso cerco di fare del mio meglio, ci provo, ma perfetti non lo si è mai. Comunque staccarmi dai cavalli per me sarebbe stato molto difficile: la mia è una passione, ma vivere al loro fianco è anche una sorta di processo terapeutico… il rapporto con questi animali meravigliosi, la vita all’aria aperta, il contatto con le cose naturali… ».
Oltre a tutto ciò adesso c’è anche un futuro agonistico molto stimolante…
«Non mi sarei mai aspettata una cosa del genere e ancora oggi faccio fatica a crederci. In poco tempo abbiamo fatto tantissimo, ma tantissimo rimane ancora da fare».
Dunque la previsione è quella di lavorare in prospettiva?
«Assolutamente sì. Il programma è di andare avanti insieme a Piergiorgio. Certo, trovare cavalli di un certo tipo è difficilissimo. Bisogna avere pazienza e anche un pizzico di fortuna. Ma il mio desiderio è quello di andare avanti, di continuare a costruire qualcosa».
























